Recensione GroG – Men of Low Moral Fiber su L’IndYgesto

postato in: Recensioni 0

In uscita il secondo e.p. del duo di Reggio Calabria: basso, batteria e grandi atmosfere, tra post rock e minimalismo

Si può creare atmosfera solo con due strumenti? Certo. Ma se questi sono basso e batteria, la cosa non è così facile.

Sia perché il drum ’n bass è un cliché e l’r ’n b è così sdoganato da non emozionare quasi più.

Occorre essere originali. Inventarsi qualcosa.

E, a riprova che in riva allo Stretto non si ballano solo le tarantelle, proposte fino alla nausea in improbabili manifestazioni culturali, occorre dire che i reggini Grog sono riusciti a tentare qualcosa di nuovo con Men of Low Moral Fiber, il loro secondo ep, in uscita il 22 settembre.

Quattro brani secchi, concepiti bene e arrangiati meglio, in cui Luigi Malara, bassista dal tocco versatile con una passione smodata per i fumetti, e Filippo Buglisi, batterista agile e potente, sperimentano senza annoiare e virano verso lidi melodici il tipico sound noise.

Basso e batteria, ma non solo: i due si cimentano anche con le tastiere e i synth, per arricchire il sound, già denso, e dilatarlo.

Il risultato di questo approccio particolare non è irrilevante: si parte con The great Jeeg in the sky, una breve e suggestiva intro tastieristica, che allude in maniera ironica al celebre brano dei Pink Floyd, dissacrato a dovere col riferimento al robot giapponese dei manga anni ’70, e si entra subito nel vivo con la cadenzatissima Got Ham, che mescola ritmiche funky, controtempi e riff che orecchiano non poco certi gradevoli cliché metal. Qui Malara dà prova di grande duttilità: il suo basso, ora distorto e ora arpeggiato, non perde mai la propria peculiarità ritmico-melodica. Detto in altri termini, non scimmiotta la chitarra, ma la evoca senza imitarla.

Give more water, please everybody, inizia con un controtempo tostissimo e un riff hardcore, poi evolve in un funky dalle tinte forti impreziosito da pennellate di piano elettrico.

L’ep termina con la suggestiva L.A. Crime: un riff rotondo che gioca con la batteria e si arricchisce, giro dopo giro, coi ricami dell’elettronica. Denso e minimale.

Era buona la prima, cioè l’ep di esordio Your Satisfaction Is Our Best Reward, è altrettanto buona la seconda.

Formatisi a fine 2015, i Grog si sono fatti un nome nella scena indipendente e militano nell’etichetta Musichette Records.

Se le premesse sono promesse, c’è da dire che i due reggini sono riusciti a mantenere le loro alla grande. Da ascoltare tutto d’un fiato.

 

Leggi qui