Recensione GroG – Men of Low Moral Fiber su Distorsioni

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Il ristretto formato bipolare basso-e-batteria è un’interessante scoperta dell’indie italiano più distante dai riflettori e dalla facile melodia. Dopo il garage rock dei Lillie Langtry e l’ironia trash partenopeo dei Buddha Superoverdrive, ecco il post rock in crosta noise di un affiatato duo di Reggio Calabria, Luigi Malara e Filippo Buglisi. Il loro secondo EP ha il merito di distinguersi subito “dalla massa” per una notevole illustrazione in copertina di Roberto Giriolo (peccato non averla ricevuta col CD).

Alle crudezza della mera sezione ritmica, scheletrica si, ma distorta, catarrosa, sovraincisa se serve, i Grog aggiungono un piccolo armamentario di elettronica spicciola ed “altre cose” che restituiscono profondità a un sound che rischia diGrog_band01 essere percepito come fin troppo monodimensionale. Dopo le altalenanti deflagrazioni dei tre brevi pezzi d’apertura, la lunga cadenzata malinconia che attraversa i 7 minuti di L.A. Crime ha in effetti poca fibra. Ma riesce comunque a fare emergere quella stramba pigrizia post acida di un detective che cerca di percorrere rotte tra le stelle, ma si accontenta di appisolarsi al planetario. La strada è lunga, ma la proposta non dispiace affatto.

 

Giovanni Capponcelli

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