Intervista (AllMyFriendzAre)Dead – Wonders From The Grave su Andergraund

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Ciao ragazzi, benvenuti su andergraund! “Wonders from the Grave” è il vostro terzo album, che esce in questi giorni. Si tratta di un disco piuttosto diverso dai precedenti “Hellcome” e “Black Blood Boom”. Come suonano questi pezzi nuovi? Cosa si deve aspettare da questo disco chi ancora non conosce la vostra musica?

Salute a voi! Il terzo disco per una band rappresenta da sempre uno dei punti più importanti del percorso che si è voluto creare e Wonders From The Grave non sfugge a questa regola non scritta della discografia di una band. Abbiamo provato a metterci la stessa urgenza del primo album lavorando in fase compositiva con la naturale crescita che gli anni insieme hanno regalato ai brani ed al suono. Dall’ascolto del nuovo album ci aspettiamo di incuriosire l’ascoltatore, fargli alzare il volume al massimo ed invogliarlo ad andare a cercare anche gli altri due.

E chi invece già vi conosce e vi segue da anni come ha accolto questo nuovo disco? Avete già avuto modo di avere qualche feedback a riguardo?

Ci auguriamo che conosceva già gli (AllMyFriendzAre)DEAD possa apprezzarne l’evoluzione, la coerenza attitudinale e quindi continuare a supportare la band soprattutto venendo ai nostri concerti.

La vostra musica non è facilmente etichettabile. Il vostro è un sound molto eterogeneo, in cui confluiscono generi ed influenze piuttosto svariate. C’è qualche artista o qualche gruppo verso cui vi sentite maggiormente in debito per aver influenzato la vostra crescita artistica?

Nel tempo abbiamo provato a riassumere la nostra idea musicale con Turbo Rock’n’Roll. Le influenze musicali sono le più disparate ed il background personale rende ancora più ampio il raggio di azione. Non ci siamo mai posti limiti da un punto di vista compositivo, spesso è tutto frutto di una jam in sala, di un riff che diventa canzone attraverso l’apporto di ognuno di noi con il proprio strumento. È una sorta di frullatore, uno shacker dal quale esce quel fantastico cocktail che offriamo l’un l’altro nei nostri 5 bicchieri già pronti col ghiaccio.

Gli (AllMyFriendzAre)DEAD ormai esistono da quasi dieci anni. Rispetto a quando avete iniziato quanto vi trovate cambiati come musicisti e come band e che riflesso ha avuto questo sulla vostre musica?

Si cresce, è inevitabile. Si cresce sotto ogni punto di vista. Le barbe diventano bianche e ci raccontano che è giusto che sia così. Ma è ancor più giusto continuare a lavorare illuminati da quella fiamma che abbiamo acceso nel momento in cui abbiamo deciso di buttare dentro quel fuoco anima e cuore. Crescendo possiamo solo imparare a gestire meglio quel fuoco ma è decisivo avere sempre in testa il momento in cui è stato acceso.

 

Voi siete originari di Reggio Calabria, una terra di gente passionale, ma allo stesso tempo difficile e problematica. Quanto delle vostre origini si riflette nei vostri pezzi e quanto il posto in cui siete cresciuti ha influito sulla vostra scelta di fare musica?

Probabilmente ognuno di noi avrebbe fatto musica a prescindere dalla provenienza. La cosa che ci interessa sempre sottolineare è che va superato il concetto che caratterizza la proposta musicale della nella nostra terra: se è vero che le radici sono importanti è altrettanto vero che quelle radici dovranno continuare il loro ciclo vitale e farsi albero e farsi frutto. Diversamente ci stiamo solo prendendo per il culo.

Entriamo un po’ più nello specifico dei pezzi di “Wonders from the Grave”, perchè ci sono diversi spunti parecchio interessanti da approfondire. “Shot from the Ceiling” è un pezzo forte, come un po’ tutti del resto, ma questo mi ha colpito in particolar modo. Ne esce un’istantanea piuttosto dura e disincantata della figura dell’artista, e immagino in particolar modo del musicista, ormai interessato più a raggiungere il successo piuttosto che alla sostanza della sua arte. L’ordine nella scala dei valori si è completamente sovvertito quindi? Secondo voi a cosa è dovuto questo inaridimento generale a cui fate riferimento?

La scena underground si è sempre autosostenuta grazie all’impegno ed al cuore di chi ha ancora voglia di fottersene di concorsi e cover band che rappresentano il male maggiore per chi si fa un culo così per il proprio progetto. Delle cover band non c’è nemmeno da parlar troppo. Mi soffermo sui concorsi, concorsi, concorsi, competizione, competizione, io sono meglio di te, ho ho vinto tu hai perso, tu hai vinto sei raccomandato, come cazzo fa a vincere sto gruppo di merda, io ero molto più fico, vinco io: siamo di fronte ad esperti di musica, vinci tu: non capiscono un cazzo… basta! Questo clima di perenne lotta tra le band rende più che scontata la proposta di chi “per vincere” (poi vincere cosa?) distrae dal fare musica, dal confrontarsi con altri musicisti, dal voler collaborare con artisti che stimi. Basta! Noi abbiamo la fortuna di essere sufficientemente “vecchi” da non pensarci troppo, ma vedere buoni musicisti rimanere intrappolati in questa merda ci fa male, vedere artisti che han fatto tantissimi concerti nei centri sociali finire a competere ad X-Factor ci fa riflettere su quanto sia bastardo questo tritacarne e ci fa tornare tornare in mente le parole degli Afterhours “sarà che dentro è triste e starne fuori è una prigione”.

“Hello Spanking” è un brano che parla di amore e di rispetto. Sembrerebbe scontato dire che una cosa implica l’altra, ma evidentemente non sempre è così?

No, purtroppo non lo è sempre. L’esempio della pratica dello spanking è solo uno dei punti vista possibili, anche perchè il finale aperto del brano ricorda che “puoi dipingermi cattivo ma potrebbe essere il riflesso di ciò che è solo nella tua testa”. Da qui alla verità passeranno altri millenni.

“A Killer also known as God” invece è una traccia che si discosta un po’ dal resto del disco. È un pezzo quasi blues rock, dalle atmosfere più soffuse rispetto al resto dell’album. Cosa ci potete dire riguardo a questo pezzo? Chi è quel qualcuno che si presenta travestito da angelo e che il protagonista della storia scaccia via?

Non ci siamo mai posti limiti di genere, se un riff ci piace proviamo a svilupparlo sempre fedeli alla nostra intenzione, in questo caso il fumosissimo sottofondo musicale sta alla scena dl crimine come l’inutilità del travestimento da angelo di un “killer conosciuto anche come Dio”.

“Whoopy Groupie”: un pezzo in cui (cito testualmente dalla guida all’ascolto del vostro album), un Cristo nazista che gioca a far paura deve essere mandato a fare in culo senza mezzi termini: “another treasure lost… another fucking ghost”. Ci volete raccontare un po’ più approfonditamente il senso del pezzo?

La batteria incede, siamo ancora nell’ambito sfottente del disordine delle cose, dei travestimenti da ultimo dell’anno in cui vincono i buoni propositi che all’alba non ricordiamo nemmeno più, di tesori perduti e fantasmi compagni di viaggio in una vita già abbastanza complicata da essere ulteriormente bersagliata e data in pasto all’ignoranza di cristi nazisti, da cristi e nazisti che dovrebbero andarsene affanculo senza mezzi termini. Nonostante sia l’ultimo brano del disco dopo essere stato tra i candidati a primo singolo dell’album.

“Too Drunk to Fuck” è un omaggio ai Dead Kennedys. Una band che rappresenta molto per voi. Come mai la scelta è ricaduta proprio su questo pezzo? E’ stata una scelta in qualche modo naturale per voi o c’è stato un dibattito intorno all’argomento?

I Dead Kennedys sono molto importanti per noi, è vero. Ci siamo resi conto che per quanto possa sembrare scontato omaggiarli con “Too drunk too fuck”, la scelta di uno loro dei brani più famosi passa anche dalle tante volte in cui ci siamo ritrovati a parlare con i più giovani che si definiscono punk facendo riferimento a band come Blink 182 e oppure Green Day ed Offsping della seconda era… forse c’è bisogno di tornare sull’argomento senza dare per certo che chi ci ascolta conosca la storia della musica, prendendo per buono che nell’epoca in cui se forse è vero che sia tutto a portata di mano è sempre più difficile sapere cosa prendere.

Il live per una band è un momento fondamentale di incontro e di interazione con il pubblico. Cosa significa, specialmente dal punto di vista dei concerti, fare musica indipendente in Italia, un paese che a detta di molti non sostiene e non incoraggia come dovrebbe la diffusione di musica alternativa?

Esiste per fortuna una rete di persone che si sbatte tante e che fa rete nell’ambiente indipendente della musica italiana. È attraverso l’impegno di ognuno di loro che si sta provando a creare un futuro della musica originale in una nazione conosciuta nel mondo per il suo immenso bacino culturale storico ma che oggi di tutta quella fantastica storia ne ha fatto un miliardo di fotocopie usando la scusa di avere il dovere proteggere l’originale in una teca inaccessibile. Noi ringraziamo chiunque nel circuito supporti o abbia supportato la banda, chi avrà voglia di dar spazio alla musica cosciente della differenza tra proposta ed intrattenimento.

Che programmi avete adesso? Porterete un po’ in giro dal vivo il nuovo materiale? Avete altri progetti a breve e lungo termine?

I primi 3000km sono andati, stiamo provando a lavorare alle altre date e per quelle vi invitiamo ad aggiornarvi seguendoci online, oggi è davvero facile farlo. Tutto questo accade mentre dalla sala sembrano uscire nuovi riff , nuove idee, nuove urla che rappresentano i mattoncini per il prossimo disco.

Ragazzi è tutto. Grazie infinite per la disponibilità e in bocca al lupo per “Wonders from the Grave” e per tutto il resto!

Grazie a voi per lo spazio ed ai lettori per l’attenzione nei confronti della banda: Rock’n’Roll e vaffanculo!

 

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