Recensione (AllMyFriendzAre)DEAD – Wonders from the Grave su Interstella Magazine

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Cercate un album depressivo? Brani ammorbanti? Chiunque parta con queste intenzioni sappia che l’ultima fatica dei calabresi (AllMyFriendzAre)DEAD non fa per lui. La tracklist è un motore che macina sassi a pieni giri, spingendo dall’inizio alla fine, senza mai una pausa. Ci si ritrova di fronte ad un album ben costruito attraverso brani che scorrono duri in un tripudio adrenalinico. Questa band ha trovato il giusto equilibrio fra le proprie influenze musicali ed un modo di fare personale, aspetto più che percettibile dall’ascolto del disco. Si parte dal rock ‘n’ roll anni ’50, passando per il punkabilly, il punk rock, l’horror rock, per arrivare a sonorità anni ’90; ma se si è portati a pensare che ci sia solo vintage nel calderone si commette un errore in quanto il sangue e la passione che la band inietta nell’album conferisce ai brani un’attualizzazione ben pensata.

Tutti i comparti si muovono perfettamente: le canzoni, infatti, sono solidamente strutturate, sorrette dalla forte presenza delle chitarre che fungono da vero pilastro servendosi di riff potenti. I suoni dimostrano una maturità costruita nel tempo, i chitarristi sanno bene che tipo di sound vogliono ottenere e ci riescono perfettamente. L’esplicita presenza acustica delle valvole degli amplificatori è così chiara che a volte sembra di vederle accendersi e brillare nel buio. Lo stesso uso di riverberi old style dà una sorta di ricercato appagamento alle papille gustative dell’ascoltatore. La batteria e il basso si aggregano ai compagni con un battito incessante e, sempre precisissimi, colpiscono sul proprio strumento in maniera martellante senza mai tradirsi o strafare, come del resto fanno anche le tastiere che riempiono e regalano un’aria d’oltretomba ad alcuni brani. La tracklist si apre con la durissima e pneumatica Alice in Wonderbra, due minuti e venti secondi che fanno intuire a cosa si sta andando incontro. Si fa subito spazio la voce gridata e graffiante che, mischiandosi con gli altri strumenti, offre un connubio di potenza, velocità e ritmo. Andando avanti nell’ascolto ci si trova davanti a Shake My Sheep che ci porta più in profondità con la sua atmosfera che ha del maledetto e che termina cantilenando all’unisono. La bella Do you Believe it?, con un suono più sporco, strizza l’occhio al punk embrionale ed al garage, mentre l’inizialmente “clashiana” Hello Spanking ricorda poi un clima più cupo alla Queens of the Stone Age e dimostra come la band se la cavi alla perfezione anche rallentando il timing, imprimendo al brano un sound più melodico sia nella linea vocale principale, sia nei cori.

Lasciarsi andare e scatenarsi in pista non è mai stato così facile come con Surf Service, Too Young for the City, too young for the Hell e la cover Too Drunk to Fuck. Torna poi nelle liriche di Belzeboobs un’ironia sul diavolo che però non lascia intendere del tutto dove voglia andare a parare il brano, ma, del resto, lo sfondo pulp che viene proposto non permette di porsi questo tipo di quesiti. La band apre una parentesi all’interno dell’album e ci delizia con la strumentale Jackie Treehorn, la quale potrebbe (forse?) spianare la strada a qualche brano futuro caratterizzato da un’accezione più sperimentale. Infine, vale la pena menzionare A Killer Also Known as God, composizione dal suono più grunge ma che ha davvero molte potenzialità e che a mio parere si attesta come una delle migliori proposte del disco. Undici brani non sono pochi e se in più si aggiunge l’azzeccata scelta della cover che vive a suo agio nelle corde della band, si capisce che la prova del loro terzo album gli (AllMyFriendzAre)DEAD l’hanno ampiamente superata. Il tutto dimostra sempre una certa coerenza e, anche grazie alla complicità di riff attraenti, lascia pienamente soddisfatti. L’unica pecca forse è un’eccessiva ambiguità riguardo il reale significato o intento dei testi, i quali, probabilmente a causa della velocità del genere, fanno fatica a trasmettere tutte le sfumature necessarie ad una completa comprensione.

 

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