Recensione (AllMyFriendzAre)DEAD – Wonders from the Grave su Rockit

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Gli (AllMyFriendzAre)Dead vengono dalle terre arse dal sole della Calabria, ma il loro rock’n’roll, unto e barbuto, è diretta discendenza dei ghiacciai del nord del mondo: quelli del Canada di Danko Jones e soprattutto della Scandinavia di Hives, Hellacopters e, soprattutto, Turbonegro (già il nome è un omaggio più che esplicito a questi ultimi).
“Una delle migliori espressioni di taglialegna blues del nostro paese” li avevamo definiti nel 2012, recensendo il loro secondo album. E dopo tre anni, tornati con questo “Wonders From The Grave”, non possiamo che confermare la nostra opinione su quanto di buono avevamo ascoltato nei precedenti lavori. La formula che impasta il loro sound è sempre la stessa, granitica e ossessiva: garage punk dalle tinte oscure, chitarre tendenti allo psychobilly di scuola Cramps, immaginario costruito sugli scenari tratti dai b-movie dell’orrore degli anni ’50 e ‘60, cantato urlato e arrogante, sezione ritmica solida e martellante, cori street ed il Diavolo che surfa beffardo sui pezzi lanciando sugli adepti alcol e riviste pornografiche.
Un’altra caratteristica che contraddistingue il combo sin dai primi lavori e che merita di essere sottolineata sono i gustosi giochi di parole di alcuni titoli che, lungi dall’apparire morbosi, sfigati od adolescenziali, fanno perfettamente parte del loro stile tamarro e infuocato: “Alice In Wonderbra”, “Hallo Spanking”, “Belzeboobs” e “Whoopi Groupie”. Chi avrebbe mai pensato a storpiare così questi nomi?
Lavoro davvero meritevole, in definitiva, da parte di questi geni del male calabresi, cui auguriamo davvero di protrarre la loro offensiva musicale a testa bassa ed intensificandola, per poter sfondare la porta d’ingresso nel mondo del rock’n’roll che conta, uscendo dalla provincia in cui sono purtroppo relegate tante valide band italiane.

 

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