Recensione Captain Quentin – We’re Turning Again su RockGarage

postato in: Recensioni 0

Molto particolare il sapore dei Captain Quentin, band tutt’altro che di primo pelo. I ragazzi infatti creano uno stile che fa a cazzotti con se stesso facendone derivare un’immagine davvero particolare e, a nostro parere, da ascoltare e riascoltare. Da un lato mantengono negli anni il loro spirito math rock, con entrambi i profili ben contraddistinti ovvero quello math fatto di schemi dispari e strumenti che si intrecciano e quello rock che non osa (ma non ci prova nemmeno) sconfinare in piani più prossimi al metal; il tutto però caratterizzato da un altro profilo che è quello della musicalità per certi versi “estivi” tipica dell’indie, come se fosse una band con tanto di magliette color pastello e adolescenza recente alle spalle. Solitamente le realtà math portano con sé un costrutto molto serioso, come a voler sottolineare le proprie doti tecniche, invece i Captain Quentin si rilassano in melodie, tastiere dai suoni retrò e idee più “giovanili” (un esempio è dato da Caffè Connetion). Certo, il quintetto si applica nella scrittura, nella composizione e nell’esecuzione (vedi Zewoman), ma riesce a rendere il proprio stile digeribile anche a chi non ama tecnicismi e soluzioni intricate. Non a caso spesso il sound trabocca di elementi elettronici o anche solo synth che tramutano il tutto in una versione più giovanile (Say No No To The Lady) abbandonando le derive prog di cui alcuni passaggi sembrano essere ispirati.

La band propone anche momenti più pacati in termini ritmici (potremo dire ballad come Malmo) ma secondo noi mostrano meglio i muscoli nei passaggi veloci e decisi, nei quali l’animo strumentale oltranzista mette in prima luce proprio la musica e le soluzioni create, dando spazio all’ottimo songwriting della band. Non si fanno mancare nulla spaziando anche in tracce più ostiche, potremo dire sperimentali, come Aghosto, anch’essa un po’ lontana (e forse di minor valore) rispetto al classico stile dei Captain (anche se la parola “classica” è un po’ un eufemismo). Un album dalla durata giusta considerando la velocità delle diverse sezioni e che potrebbe essere un asso di spade per chi ama la musica strumentale e tecnica ma anche un buon approdo per chi deve ancora ben interpretare le soluzioni musicali prive di linee vocali.

 

Leggi qui