Recensione Dripping Sin – Crimson Lies su Suoni Distorti Magazine

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Giungono al secondo Ep i giovani thrash metallers Dripping Sin con questo nuovo ‘Crimson Lies’.

Dopo l’Ep d’esordio ‘Sorceress of Evil’ – di cui non ho avuto modo di parlare ma potete ascoltarlo qui – la band ha fatto qualche passo in avanti affidandosi anche ad una migliorìa sonora.

Partenza fulminante con ‘Wish (I Was Dead in my Sleep)’, dove i Dripping Sin mettono subito in chiaro l’intenzione di assaltare l’ascoltatore. Thrash metal sparato a razzo con assoli azzeccatissimi al contesto, dal retrogusto heavy ed un certo piglio dalle velature un po’ hardcore; anche per la durata che non arriva ai due minuti e mezzo.

Riff incattiviti aprono ‘Bad News’ che frena un po’ le ritmiche pur non abbassando la tensione e ponendosi con un certo groove di fondo. Ma la band non esita dal partire in quarta nel momento dell’assolo per poi riprendere la strada di prima, lanciandosi in un’accelerata finale.

La produzione è old school ma con suoni abbastanza ben delineati e caratterizzanti della scelta sonora intrapresa. ‘Beerocracy’, dal titolo un po’ goliardico che fa tanto eighties, ha una durata più lunga e si muove su territori fortemente slayer-iani, con vorticose cadenzature ed un ben presente groove dalle tinte un po’ stoner (ma comprendete che si tratta di rifiniture, non suonano stoner eh!). Il pezzo è il più articolato con cambi di tempo ben riusciti e un’aria aggressiva ed oscura – grazie ai muri di chitarra.

La band ha fatto importanti passi nel giro di soli due brevi Ep e sono certo che ci saranno belle sorprese per il futuro. Certo, ancora qualcosa da smussare per caratterizzare il proprio sound c’è, ma con le qualità e l’attitudine giusti, che la band possiede pienamente, le aspettative prossime sono più che rosee.

‘A.L.C. Till Death’, anch’essa dalla durata di circa quattro minuti, chiude questo Ep continuando il medesimo cammino musicale ma con suoni più aperti ed una chitarra solista che si lascia andare prima di salutare chi ascolta. Il pezzo si incupisce a circa metà durata dove prendono piede le linee vocali, prima di tornare all’attacco che porta ad un crescendo che chiude le “danze”.

Il prodotto in sè non è male e le carte in mano ai Dripping Sin sono quelle giuste. Starà a loro saperle giocare bene; magari mettendo più “incazzatura” nelle parti cantate che, per quanto siano già rabbiose, mancano di quel “in più” che possa donare la giusta dimensione ed adattarsi all’aggressività della musica. Ciò non toglie che parliamo di una giovane band, per cui ci sarà ancora da camminare.

La mossa con l’Ep è stata fatta abbastanza bene dai Dripping Sin, ora attendiamo la prossima!

 

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