Recensione Fall of Minerva – Portraits su Disfactory

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I Fall of Minerva hanno saputo (o scoperto) come ottimizzare il tempo in maniera sagace, hanno così posto un freno a quella sorta d’insopportabile  “frenesia” (ormai divenuta più letale di un virus per la stragrande maggioranza di persone) che tutto e tutti cattura e a piccoli “pensieri” hanno tirato su un debutto dai rilievi spessi, intuitivi ed interessanti. Le loro creazioni si muovono sopra un nastro post-hardcore-metal dai tratti arcigni e melodici, e sebbene la sorpresa non sia da considerare oggigiorno “massima”, ci sarà da registrare una sorta di minima variazione in grado di fornire a noi ascoltatori quel minimo d’imprevedibiltà sempre richiesta e quindi gradita. I Fall of Minerva realizzano con Portraits il loro personale – e primo- centro, un disco se vogliamo abbastanza complicato, ma capace al contempo di darti egregiamente del tu, come se intendesse subito voltarsi per stabilire un rapporto del tutto confidenziale col le nostre carni.

I brani scaveranno la loro “sfida” in successione, aggredendo, colpendo ed elettrizzando a più riprese, trainati dalla portentosa prestazione vocale di Sido (impossibile ignorare lo sforzo profuso, talmente chiaro che parlarne troppo banalizzerebbe in modo esagerato le cose). Onde musicali che riusciranno a stabilire un loro filo conduttore preciso anche quando andranno a variare “melodicamente” il tema, dall’altra parte avremo invece dei punti fermi dati da impatto e livello d’abrasione. Pur non conoscendo nulla delle loro precedenti produzioni riesco a capire quanto Portraits rappresenti una specie di sforzo simultaneo fra il lavoro d’evasione-melodico e quello dato dalla pura e grezza rabbia (un’istantanea in subdolo movimento), questo è senza dubbio un pregio di cui ci fanno dono i Fall of Minerva, qualcosa capace di levarti subito di dosso pesi, misure o pensieri articolati di rito (solitamente ben presenti).

Portraits trascinerà il nostro animo lungo dieci, amare composizioni. La prima è non a caso Beyond the Pines, scelta proprio come video promozionale e modo giusto per attirare istantaneamente orecchie ed occhi sul monicker. Con la seconda Novocaine ci faremo invece una prima idea sull’immaginario musicato da questi ragazzi (per chi scrive una delle migliori) mentre con Boundless Lands, Confined Thoughts impareremo ad apprezzare il loro lato definibile come “più moderato” (che tornerà con prepotenza anche nel “descrittivo” brano strumentale di chiusura Ask the River). Notevole Green Ghost ed il suo sentitissimo tracciato vocale (il suo finale è un “bijoux”) mentre a Caronte e Demagogy spetteranno premi e categorie speciali di pensiero e meditazione. Ma fra le più riuscite va infilata a forza anche la straniante Sguardi nel Buio, altro bel esempio “globale” dell’arte da loro musicata.

I Fall of Minerva con Portraits si meritano con pieno diritto la vostra attenzione, in seguito -e con innaturale semplicità- vedrete che ne uscirete fuori completamente appagati.

 

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