Recensione Fall of Minerva – Portraits su Heart of Glass

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Fall of Minerva - Portraits

 

Caricate le chitarre e portate gli amici, alzate i volumi e non lasciatevi intimidire dalla carica potente che inizialmente avvolge la musica dei Fall of Minerva; il chiaroscuro, l’inseguimento dei contrasti cromatici più distanti tra loro: la melodia e l’irruenza convivono in una riproposizione del sempreverde piano-veloce-piano. Portraits (Overdrive / Basick Records) è il debutto sul formato lungo della band vicentina, che dopo qualche buon tour fuori dallo stivale, decide di fare il grande salto e diventare finalmente musicalmente adulti.

La cornice: A noi nel Belpaese non ci piacciono le chitarre rotte, le voci troppo aggressive (ah, i growl manco a parlarne!), e poi che dire di quei troppi “rumori” di sottofondo, di strati e strati di suono così confuso, senza quella melodia così compiacente, ma vogliamo poi parlare dei testi in inglese, eh? No, no, no noi non ci siamo mica abituati!!!
Il progetto Fall of Minerva sembra davvero troppo per la visione musicalmente limitata che il nostro paese si porta appresso con mesto orgoglio. Più American-oriented il quintetto nato a Vicenza nel 2011, mescola ingredienti molto diversi tra loro, alla ricerca di una giusta ricetta che sappia coniugare il post-metal più ruvido (qualcosina dei primi Deftones, ma per fortuna dura poco!) con un rock languido più che melodico, nel quale la disperazione, a tratti la rabbia, e tutta quanta la passione fuoriesce con rediviva energia. Batteria pressante ma non invadente, ed un muro di chitarre colora un suono dinamico e sempre pronto ai cambi di scenario; costantemente in evoluzione, il lavoro dei Fall of Minerva è qualcosa di minuzioso e ben curato, a tratti perfino lezioso, eppure è innegabile la carica evocativa ben incapsulata da un’elettricità contagiosa.

La fotografia: Portraits però non è solo un bell’esercizio di stile e di arrangiamenti portentosi, è anche una confessione sincera verso le diversità e le difficoltà di interfacciarsi al mondo; il tutto raccontato senza essere troppo espliciti o diretti, cercando nella sonorità delle parole i giusti appigli per comunicare l’endemico disagio. Se l’apertura di Beyond the Pines (con relativo videoclip) insinua echi sinistri e lenti, è con il progredire del brano (e del cantato di Sido) che l’intensità sale costantemente fino a toccare l’apice in un finale ove il collimare di diversi livelli sonori (le chitarre di Paolo e Nicola esplodono verso un rombo catartico) conferisce freschezza e dinamismo ad uno dei brani migliori del disco. In Nick Laus o in Träume(quest’ultima cantata in italiano) la componente metal è massiccia sia nelle velocità che nelle intenzioni, eppure la carica d’alienazione non ha nulla da invidiare a ballate più ruvide, intense e sporche. Il gioco delle differenze si annulla verso un’isteria disperata, eppure così vera ed autentica, che in altri momenti (Green Ghost ad esempio) tocca vette di tensione inimmaginabili. Novocaine ed il suo passo tormentato mostra ancora una volta come distorsioni schizoidi e melodia ritmica possano convivere senza per forza doversi spartire spazi ben circoscritti; lo schema lento-veloce-lento viene riscritto in maniera meno marcata, sfumandone i contorni e regalando un ascolto più omogeneo, nel finale la sezione ritmica (Pietro e Marco) si sfoga senza troppo pudore e senza badare al sottile.
Momenti più criptici e rivelatori, nella elegante e controcorrente Sguardi nel Buio, ove i Fall of Minerva potrebbero trovare l’ispirazione per il futuro, oppure nell’apertura squarcia-timpani di Grave of the Fireflies nel quale convivono velocità hardcore e tensioni cadenzate di un post-rock rivisitato. La finale Ask the River è il brano che non t’aspetti per arrangiamenti ed approccio, e dimostra come la varietà nella gamma dei suoni dei Fall of Minerva sia notevole, nonostante Portraits sia sostanzialmente un disco omogeneo e monolitico.

Il dettaglio: Ad aprile 2016 i Fall of Minerva caricheranno i sacchi a pelo e i copri-orecchie in pile (si legge pail, sic!) per il loro secondo tour in Russia, a cui seguirà il giro dell’Europa; mentre in Italia l’estate potrebbe riservare delle intense sorprese. Il tema proposto dai Fall of Minerva con Portraits è complesso, eccitante, vagabondo e forse un tantino nichilista, ma la coesione d’insieme a tratti è impressionante, poiché capace di splendere negli acuti delle chitarre e subito dopo irrigidirsi nelle tonalità distorte e basse che fanno da tessuto di base.
Il futuro è tutto loro, poiché capacità tecniche e fantasia compositiva fanno parte del DNA dei Fall of Minerva, il tutto esternato con viscerale passione e cuore … non resta che cambiare le abitudini musicali di questo nostro Belpaese!

 

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