Recensione GroG – Men of Low Moral Fiber su TRAKS

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Grog arrivano da Reggio Calabria ma si interessano con tutta evidenza di suoni del tutto internazionali. Il loro ep Men of Low Moral Fiber esce il 22 settembre ed è il secondo per la band, pubblicato da Musichette Records. Muovendosi sulle tradizionali fondamenta del noise rock, i due arricchiscono la loro musica destreggiandosi anche tra altri strumenti come glockenspiel, clavietta e tastiere midi.

Grog traccia per traccia

Per niente spaventati dai giochi di parole, i Grog si presentano all’apertura dell’ep con The Great Jeeg in the Sky, incipit fantascientifico e brillante che mette in linea parte delle ambizioni del duo.

Con Got Ham ci si trova di fronte a un suono molto più apertamente (post) rock, con dosi molto robuste di un basso elettrico estremamente tempestoso.

Give me more water, please everybody segue linee che all’inizio sembrano in continuità con il brano precedente. Ma il pezzo si sviluppa e si allunga poi su piani psichedelici e ipnotici, giocando a loop.

L’ep si chiude con L.A. Crime, un lungo poliziesco in minore che parte dall’oscurità per poi includere momenti un po’ più scintillanti ma anche prolusioni costellate da panorami sonori interessanti.

Un ep particolarmente vitale e significativo, quello dei Grog. Le idee sono spesso grandiose, i suoni molto luminosi oppure molto oscuri, ma l’abilità nel gestire il tutto salta all’occhio anche da un ep breve come questo.

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