Recensione selvə – eléo su Oca Nera Rock

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Per spiegare ciò che ho provato la prima volta che ho ascoltato “Eléo” trovo illuminante citare la parte finale di un famoso aforisma di Friedrich Nietzsche che recita così:
«E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te».

I [‘selvə] sono una band di Lodi composta da Alessandro Andriolo (chitarra/voce), Andrea Pezzi (basso/voce) e Tommaso Rey (batteria) e propongono una combinazione tra black metal e post-rock, che riporta a band come ██████ e Deafheaven.

Con soire’, la traccia d’apertura, facciamo un salto nell’abisso che ci accoglie con un turbinio di suoni frastornanti e veloci accompagnati dai blast beats della batteria. Dal secondo minuto  la sola chitarra, per pochi secondi, esegue  un suono malinconico che sembra provenire direttamente  dal profondo dell’anima, a cui poi  si uniscono  gli altri strumenti e  il suono si apre alla  componente post-rock per poi concludersi come un profondo respiro.
Continua con ‘alma’, titolo evocativo,  il brano più lungo ed eterogeneo con il  suo sound martellante, dissonante e frenetico tipicamente black fuso  a un potentissimo scream. Del tutto improvvisamente il frastuono si placa e, esattamente a quattro minuti prima della fine, ha luogo una svolta post-rock accompagnata dagli stupendi archi di Nicola Manzan(alias Bologna Violenta) con un  sound inaspettatamente dolce e avvolgente che , così creato, ricorda i Mogwai e Explosion in the Sky.
Il terzo brano ‘indaco’, forse il più black metal, è dominato dalla potenza degli strumenti, tra cui ha un ruolo dominante la batteria, capaci di creare un’atmosfera di apnea in un crescendo che si fa sempre più soffocante sino alla conclusione.
Legato dal suono della  chitarra in tremolo, derivato dal pezzo precedente, segue ‘nostàlgia’, un requiem eccellente capace di sancire che l’abisso sta per  entrare totalmente nella  interiorità dello ascoltatore. La struttura rimane statica e tutto si costruisce, in un crescendo, intorno al riff di chitarra cui, a mano a mano, si aggiungono i blast beats della batteria e le urla,  distanti e lacerate, che presagiscono e annunciano una fine ineluttabile.

“Eléo” è un album interessante e coinvolgente dalle tinte oscure, un abisso che risucchia  l’ascoltatore e lo lascia esanime.

 

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