Recensione selvə – eléo su RockGarage

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A metà tra un EP e un full-lenght giunge il nuovo lavoro dei Selva, formazione che fa della sperimentazione e del violento black metal il proprio cavallo di battaglia. 4 tracce che superano la mezz’ora di ascolto e che presentano bene i due lati della medaglia a nome Selva: quando il metal prende il sopravvento sono le cavalcate e le sfuriate che dipingono di nero l’intera scena, ad eccezione di alcuni momenti in cui melodie oscure e da colonna sonora vengono fuori; nei passaggi più lenti e cupi invece compare l’altro elemento dei Nostri, attimi questi che fanno tirare il fiato e danno pomposità al tutto. L’opener Soire raffigura bene questa duplice visione della musica, mentre la lunga Alma costituisce sicuramente un esercizio più spostato verso il black metal, di sicuro figlio delle influenze nordiche sia per tempi che per costruzioni belligeranti; l’unico elemento fuori dalle righe in questo brano è dato dal violino e dagli archi di Nicola Manzan (Bologna Violenta) nella seconda parte della traccia che aprono a spiragli strumentali vicini al post-rock (genere che la band stessa inserisce tra le proprie influenze). Nostalgìa rappresenta il momento più estremo di Eléo, in cui la visione black spinge un cuore glaciale quanto i paesi scandinavi.

In generale un lavoro coraggioso per essere proposto nel nostro Paese in cui queste sonorità non sono di certo comuni ma allo stesso tempo un prodotto non originale se osservato nel genere di riferimento e se si tiene conto della ormai folta schiera di band europee fautrici di black metal oltranzista.

 

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