Recensione selvə – elèo su The Overground

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Spazio. La sola menzione della parola richiama alla mente immagini di un luogo avvolto nella bellezza misteriosa e terrificante. “La musica è lo spazio tra le note” affermava C. Debussy -e allo stesso modo lo è lo spazio in cui esistiamo. Speriamo sempre di non divergere mai con la zona di mezzo: dove la disperazione si scontra con la pura alterità e crea qualcosa di sublime.

Molte band hanno tentato di catturare l’essenza di questa zona, ma raramente ne hanno colto gli aspetti di solitudine ed inquietutdine che si possono trovare in ampie zone del nostro intimo universo. “elèo”, nuovo prodotto della band selvə, che potrete ascoltare prossimamente a partire dall’11 giugno, incorpora invece uno spazio a vari livelli: da quello più immediato, dove ogni linea melodica trova una subordinata connotazione timbrica a quello, più astratto, evocato da particolari alchimie timbriche che proiettano l’ascoltatore in dimensioni di estrema distanza spaziale per poi finalmente liberarsi nel baratro dello spazio.

L’uso di elaborati vettori di chitarra si traduce in un suono fluttuante di distorsione. La voce si insinua con angosciose grida che, insieme a drumwork agili e disinvolti, accelera la pista in un territorio più pesante. Da qui selvə prosegue dunque in tipico stile post-metal, fino a costruire imponenti climax che si assottigliano in sezioni più lente, più atmosferiche.

Tuttavia, il modo in cui si creano le dinamiche sono molto diverse. Mentre ci sono infatti momenti di pesantezza ormai matura, “elèo” sembra essere, per la maggior parte, più inclinato rispetto al prodotto precedente a molteplici strati di atmosfera riverberata che si smarrirscono in qualche auto-indulgenza.

In parallelo ai driven riff dell’album resuscita dunque l’astrattezza post-rock d’intermezzi malinconici ed agrodolci. Ogni traccia si compone di muri di tensione, ma il trucco di catturare la passione dietro il rumore è il motivo per cui la band può continuare a tenere testa alta. La caratteristica che rende questo sfogo è la differenziazione delle dinamiche dove la belligeranza diventa un equilibrio naturale lungo le linee di basso ampie fino a raggiungere l’inevitabile, momento di fusione.

Elèo emerge, nel caos, in un centro inamovibile e calmo, stabilizzante, configurandosi in uno spazio che si riempie di suoni, strepiti e persino silenzi. E prende forma.

 

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